Trattamenti con campane tibetane

“Poiché il suono rappresenta la sostanza primordiale del mondo e nel contempo l’unico mezzo di unione fra cielo e terra, l’offerta del suono è il sacrificio più alto.”

Marius Schneider, “Il significato della musica”

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Massaggio sonoro:

la persona viene fatta sdraiare a terra in posizione supina. La prima campana, quella più gande e con gli hertz più bassi, viene posizionata a livello del pube, la seconda sull’ombelico, la terza sul cuore. Altre due campane sono posizionate a terra ai lati della gola, e l’ultima, la più piccola e con gli hertz più alti e acuti, viene messa a terra sopra la testa.

Durata: 50 minuti

 

Massaggio sonoro sulla schiena:

la persona viene fatta sdraiare in posizione prona. Una grande campane dagli hertz bassi viene suonata sulle piante dei piedi e poi sulle gambe, i glutei, facendola scivolare fin sulla schiena, le spalle, le braccia.

Durata: 40 minuti

 

Bagno di suoni:

la persona viene fatta sdraiare in posizione supina e ben otto campane vengono appoggiate a terra intorno al corpo, una in mezzo alle gambe, sei ai lati e una sopra la testa. Ci si troverà sommersi dal suono delle campane, e saranno percepibili anche le vibrazioni dato che le campane si troveranno molto vicine al corpo. La sensazione di benessere e relax sarà totale.

Durata: 45 minuti

 

Riequilibrio del corpo:

In questo caso il trattamento avviene in piedi, oppure, se si hanno dei disturbi, si può stare seduti su una sedia. Una campana grande, dagli hertz molto bassi, verrà suonata e avvicinata al corpo a partire dalla zona pubica, scendendo fino ai piedi, per poi risalire fin sopra la testa. Viene trattata prima la parte frontale, poi quella posteriore, il lato destro, e per finire il lato sinistro del corpo.

Durata: 30 minuti

 

Location (su appuntamento)

  • A domicilio
  • Viale Ortles 54/A, Milano
  • La Radura del Loto, via Fratelli Rosselli 13, Vimodrone

 

Per prenotazioni e informazioni: yoga@vibrazioniyoga.it

LE CAMPANE TIBETANE

Prima di tutto vorremmo parlarvi dell’importanza del suono e della vibrazione, e cosa questo significhi fin dall’inizio dei tempi.

Già negli antichi Veda si parla di un “essere ancora immateriale che dalla quiete del non essere improvvisamente risuona, a poco a poco convertendosi in materia, e così diventa mondo creato.”

Ed è proprio la sillaba “Om” a essere considerata l’origine di tutto, “l’uovo cosmico, l’uovo risonante di Brāhmaṇ,” formata dalle lettere A, U, M, nelle quali, come dice la Maitrāyaṇi Upanishad, “l’intero mondo è intessuto e stessuto”. La lettera finale “M”, quando pronunciata, dovrebbe risuonare come un mormorio o come un tintinnio di campana. Il canto di questo mantra è paragonato all’aurora, infatti, in sanscrito la parola suono si dice “svara” e la parola luce “svar”, da qui l’assonanza che fa pensare al risveglio, all’origine di tutto, nel suono e nella luce.

Da “Il significato della musica” di Schneider: “[…] il suono da cui scaturì la vita fu rappresentato da un rumore stridulo e sibilante di rombo, o come un suono metallico, come il rimbombo di una campana, che a poco a poco nel processo di creazione si sviluppò in sillabe sonore e note musicali ben determinate. Le prime materializzazioni di questi suoni sono gli astri e le costellazioni zodiacali (armonia delle sfere) […] il mondo materiale è una musica gradatamente consolidata, una somma di vibrazioni, le cui frequenze si allungano nella misura in cui si materializzano. […]

Anche il musico, in tempi antichi, era considerato semidivino e di molto superiore al mago, proprio perché era in grado di creare dal nulla con l’ausilio di vari strumenti. Dava vita al suono, impercettibile, eppure così reale e potente. Lo sciamano e il musico erano però soltanto imitatori dei suoni della natura, del Dio creatore. Producevano i suoni con gli strumenti o con la voce, e si credeva fossero capaci di mettere in contatto il cielo con la terra, i vivi con i morti, Dio e gli esseri umani.

 

 

C’è chi crede che le prime notizie sulle campane risalgono intorno al 2000 a.C., in Tibet, Mongolia, Cina, Nepal e India del nord, dove si dice che le ciotole fossero usate come recipienti per mangiare, cucinare o raccogliere le offerte.

Si racconta anche che in Tibet fossero usate dai Bompo -la classe più elevata dei monaci Bon, considerati dei veri sciamani- per guarire le malattie, per far fronte a malesseri fisici e psicologici dell’uomo; in India, invece, i Mahasitha, le usavano per riequilibrare i centri energetici.

L’unica certezza è che non si hanno notizie al riguardo, e in Tibet, in India, in Nepal, oggi, non si trovano campane “tibetane” nei monasteri ma solo nei negozi di souvenir per i turisti. La nascita e la diffusione delle campane dette “tibetane” rimane un mistero, ma sicuramente l’uso che se ne fa oggi -per massaggi, bagni di suoni e quant’altro- è un’invenzione occidentale.

Ad ogni modo, il corpo, durante un trattamento con le campane, rilascia la tensione muscolare e si libera dallo stress, e la mente entra facilmente in uno stato meditativo, e questo grazie al suono ma soprattutto alle vibrazioni rilasciate da questi strumenti. Le persone che trovano difficoltoso meditare o che sono solo all’inizio di un percorso di questo tipo, con le campane possono entrare in stati di profondo raccoglimento senza frustrazione, perché sarà il suono stesso a limitare l’arrivo dei pensieri.

La sensazione di benessere che deriva dall’ascolto del suono delle campane e dalla loro vibrazione a contatto con il corpo è qualcosa che va provato in prima persona. Il rilassamento è immediato e duraturo. Non a caso questi trattamenti iniziano a essere usati anche in ambiti terapeutici e negli hospice per permettere ai pazienti di sopportare il dolore e la loro condizione.

[…] “Uno strano mistero vive nelle onde di un suono vibrante. Se si comunica un movimento a un oggetto in posizione di riposo, esso accoglie l’impulso e ripete il movimento finché l’energia ricevuta non si sia estinta.” […]

Marius Schneider, “Il Significato della musica”