Yoga nel deserto

“Nel deserto si recano profeti ed eremiti; viandanti ed esuli lo attraversano. I leader delle grandi religioni vi hanno cercato i valori spirituali e terapeutici del ritiro, non per fuggire ma per trovare la realtà.”

Jon Krakauer, “Into the Wild”

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ANCORA QUALCHE GIORNO PER PRENOTARE!

RITIRO YOGA NEL DESERTO DEGLI EMIRATI ARABI

DAL 25 APRILE AL 1 MAGGIO 2019!

In collaborazione con La Radura del Loto

Un ritiro yoga nel mezzo del deserto degli Emirati Arabi.

Un paio di giorni a Dubai per visitare le cattedrali del deserto, praticare yoga, divertimento e mare.

Nel deserto alloggeremo presso il Bedouin Oasis Camp, www.arabianincentive.com per tre giorni e due notti all’insegna dello yoga, della meditazione, della contemplazione e del relax, ma non mancherà il divertimento con un tour in jeep per scoprire la bellezza del deserto!

Le due classi di ginnastica dello yoga del respiro al giorno proposte da Dejanira, durano un’ora e mezza ciascuna e sono improntate sull’immobilità, il mantenimento a lungo degli āsana e l’ascolto del respiro. Proveremo l’esperienza di una meditazione camminata e di una mezza giornata trascorsa in silenzio, senza parlare con nessuno, per imparare ad ascoltarci in profondità. Ogni sera, prima di andare a letto, avrà luogo una meditazione di trenta minuti.

 

1° giorno, 25 aprile:

Arrivo a Dubai, alloggio presso l’hotel Rove Downtown.

2° giorno, 26 aprile:

Partenza per il deserto, arrivo previsto per le 14,00, alloggio presso il Bedouin Oasis Camp. Pratica yoga e meditazione al tramonto.

3° giorno, 27 aprile:

Pratica yoga e meditazione al mattino, pranzo, tempo libero per passeggiate e relax, meditazione, e al tramonto escursione in Jeep per ammirare la vastità e lo splendore del deserto.

4° giorno, 28 aprile:

Pratica yoga al mattino e partenza per Dubai verso le 12,00. Alloggeremo presso Rove Marina Nel pomeriggio visita della città e pratica yoga in spiaggia al tramonto.

5° giorno, 29 aprile:

Pratica yoga e meditazione al mattino in spiaggia. Pomeriggio di relax e visita della città, e al tramonto pratica yoga in spiaggia.

6° giorno, 30 aprile:

Mattina libera. Nel pomeriggio possibilità di praticare nel centro yoga Cadence Theory oppure, al tramonto, pratica yoga in spiaggia.

7° giorno, 1 maggio:

Partenza da Dubai e ritorno a Milano.

 

Numero minimo di partecipanti: 6

 

Costo: 1500 euro

Il prezzo può variare in base al costo dei voli e al numero di partecipanti

 

La quota comprende:

Alberghi (pernottamento in camera doppia, letti separati)

Camp nel deserto con mezza pensione

Escursione in Jeep nel deserto

Volo andata e ritorno, tasse incluse

Trasporto auto dall’albergo al camp nel deserto

Rimborso spese e lezioni di Yoga dell’insegnante

Tessera associativa La Radura del Loto

 

La quota non comprende:

Colazioni, pranzi e cene negli alberghi

Pranzi nel camp del deserto

Trasporto auto dall’aeroporto all’albergo

Escursioni in cammello

Ingressi nei luoghi d’interesse

Mance

PERCHE’ LO YOGA NEL DESERTO?

Il deserto è un luogo mitico, magico. C’è il Sahara, forse il più famoso, il deserto di Atacama, tra Perù e Cile, il deserto del Gobi in Mongolia, quello del Thar, in India, quello dell’Arabia Saudita, il Namib, il più antico del mondo, quelli in Iran, in Israele, negli Stati Uniti… Sono tante le zone desertiche del nostro pianeta. Luoghi con un fascino senza eguali.

Per il nostro primo ritiro nel deserto, dal 28 dicembre 2017 al 4 gennaio 2018, siamo andati in un luogo unico al mondo: il Wadi Rum, il deserto rosso della Giordania.

(Guarda qui tutte le foto del viaggio!)

Ritiro Yoga nel deserto del Wadi Rum: ecco com’è andata!

Lawrance D’Arabia passò proprio di lì per prendere Aqaba, a capo del popolo arabo durante la Prima Guerra Mondiale, e non a caso uno dei camp nel deserto ha proprio il suo nome, con il suo ritratto scolpito nella pietra.

Il Wadi Rum, inoltre, ricorda molto il paesaggio marziano, e qualche anno fa Ridley Scott ha scelto di girare il film “The Martian”, con Matt Damon, proprio su quella sabbia rossa, tra quelle rocce alte e maestose.

Il deserto fa innamorare, una volta che ci si è stati ci si vuole tornare. È un po’ come il Mal d’Africa. Nessun posto offre silenzi così profondi, cieli così pieni di stelle, e la meditazione lì è una condizione naturale.

(A questo link il racconto di viaggio di una delle nostre partecipanti)

Il diario di viaggio di Linda, partecipante al ritiro Yoga nel deserto in Giordania

Per questo abbiamo pensato che proporre ritiri di ginnastica dello yoga nel deserto potesse essere una straordinaria esperienza interiore oltre a una buona occasione per viaggiare e conoscere posti nuovi.

Durante il nostro viaggio, infatti, c’è stato molto spazio anche per le escursioni. Abbiamo visitato Amman, il Monte Nebo, dove secondo le scritture Dio mostrò la Terra Promessa a Mosè. Abbiamo attraversato il Siq che porta davanti allo splendido Treasury, a Petra, e fatto un bagno nel Mar Morto e un tuffo nel fiume in cui si pensa che Giovanni Battista battezzò Gesù. Abbiamo trascorso due notti e tre giorni nel deserto, facendo anche escursioni in jeep, e tutti i giorni abbiamo praticato Yoga e meditato.

Siamo stati presenti, abbiamo vissuto il viaggio nel modo più sereno e gioioso possibile, nonostante il freddo durante la notte, l’acqua gelida, nuove pietanze, nuovi letti. Ci siamo adattati, abbiamo affrontato ogni difficoltà, insieme.

È stata un’esperienza unica e indimenticabile.

Perché lo yoga cambia la vita, ma è quando si torna dal deserto che non si è più gli stessi.

Ma chi se non Lawrence D’Arabia può parlarci del deserto! Ecco qualche estratto dalla sua biografia: “I Sette Pilastri della Saggezza”:

“[…] Nella sua vita (il beduino) aveva aria e vento, sole e luce, spazi aperti e un grande vuoto. Non c’era sforzo umano alcuno, nessuna fecondità nella Natura: solamente il cielo sopra e la terra incorrotta sotto. In quel luogo, senza saperlo, si avvicinava a quel Dio che non era per lui antropomorfico, né tangibile, non era morale, né etico e nemmeno preoccupato per il mondo o per l’uomo, non era naturale: ma l’essere si qualifica in questo modo non per spoliazione ma per investitura, un Essere che tutto include, origine di tutta l’attività, con la natura e la materia a fare da solo da specchio per rifletterlo. Il beduino non poteva cercare Dio dentro di Sé: era troppo sicuro di essere già dentro Dio […]

[…] Questa fede nel deserto sembrava impronunciabile e, in effetti, anche impensabile. Era facile sentirne l’influenza, e chi restava nel deserto abbastanza a lungo da dimenticare i suoi spazi aperti e il suo vuoto, si ritrovava inevitabilmente attaccato a Dio come un rifugio e ritmo vitale […]

[…] Questa fede nel deserto era impossibile nelle città. Era al contempo troppo strana, troppo semplice, troppo impalpabile per essere esportata e comunemente utilizzata […] Il grido del pipistrello era troppo acuto per molte orecchie: lo spirito del deserto sfuggiva attraverso le maglie delle nostre tessiture più rozze. I profeti tornavano dal deserto con le loro visioni di Dio, e attraverso il loro filtro torbido, come attraverso un vetro oscurato, mostravano una parte della maestosità e del bagliore la cui completa visione ci avrebbe accecato, assordato, resi muti, ci avrebbe ridotto come aveva fatto col beduino, un selvaggio, un uomo isolato. I discepoli, nel tentativo di spogliare se stessi e i propri vicini di tutto, secondo la parola del Maestro, inciampavano sulle debolezze umane e fallirono. Per vivere, l’uomo del villaggio o della città deve occuparsi tutti i giorni del piacere dell’acquisto e dell’accumulo, e di conseguenza diventa il più volgare e materiale degli uomini. Quella splendida noncuranza di vita che conduceva gli altri al più spoglio ascetismo, portava lui alla disperazione. Sciupava se stesso in modo sbadato, come uno spendaccione: percorreva la sua eredità di carne nel frettoloso desiderio della fine […]”

Dal film “Lawrence D’Arabia”:

“Che cosa c’è che attrae Lei personalmente, maggiore Lawrence, nel deserto?” Chiede il giornalista.


“È pulito.”

 

 

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