Yoga nel deserto

“Nel deserto si recano profeti ed eremiti; viandanti ed esuli lo attraversano. I leader delle grandi religioni vi hanno cercato i valori spirituali e terapeutici del ritiro, non per fuggire ma per trovare la realtà.”

Jon Krakauer, “Into the Wild”

Richiedi informazioni

Il prossimo RITIRO YOGA NEL DESERTO si terrà in OMAN

dal 25 aprile al 3 maggio 2020!

Presto tutte le informazioni!

 

PERCHE’ LO YOGA NEL DESERTO?

Il deserto è un luogo mitico, magico. C’è il Sahara, forse il più famoso, il deserto di Atacama, tra Perù e Cile, il deserto del Gobi in Mongolia, quello del Thar, in India, quello dell’Arabia Saudita, il Namib, il più antico del mondo, quelli in Iran, in Israele, negli Stati Uniti… Sono tante le zone desertiche del nostro pianeta. Luoghi con un fascino senza eguali.

Per il nostro primo ritiro nel deserto, dal 28 dicembre 2017 al 4 gennaio 2018, siamo andati in un luogo unico al mondo: il Wadi Rum, il deserto rosso della Giordania, e abbiamo anche visitato Petra, Amman e fatto un bagno nel Mar Morto!

(Guarda qui sotto tutte le foto del viaggio!)

Ritiro Yoga nel deserto del Wadi Rum: ecco com’è andata!

Il deserto fa innamorare, una volta che ci si è stati ci si vuole tornare. È un po’ come il Mal d’Africa. Nessun posto offre silenzi così profondi, cieli così pieni di stelle, e la meditazione lì è una condizione naturale.

(A questo link il racconto di viaggio di una delle nostre partecipanti)

Il diario di viaggio di Linda, partecipante al ritiro Yoga nel deserto in Giordania

Per il nostro secondo ritiro yoga nel deserto abbiamo scelto gli Emirati Arabi. Abbiamo passato due notti e tre giorni nel bel mezzo del nulla, in un campo tendato, e poi due giorni a Dubai, per un po’ di mare e relax.

(Guarda qui sotto tutte le foto del viaggio!)

Ritiro Yoga nel deserto degli Emirati Arabi: ecco com’è andata!

I ritiri di ginnastica dello yoga nel deserto sono una straordinaria esperienza interiore e una buona occasione per viaggiare e conoscere posti nuovi.

Perché lo yoga cambia la vita,

ma è quando si torna dal deserto

che non si è più gli stessi.

Ma chi se non Lawrence D’Arabia può parlarci del deserto!

Il tenente colonnello Thomas Edward Lawrence fu un agente segreto, militare, archeologo e scrittore inglese, meglio conosciuto con lo pseudonimo Lawrence d’Arabia, che attraversò proprio il Wadi Rum per prendere Aqaba, a capo della Rivolta Araba durante la Prima Guerra Mondiale.

Ecco qualche estratto dalla sua biografia: “I Sette Pilastri della Saggezza”:

“[…] Nella sua vita (il beduino) aveva aria e vento, sole e luce, spazi aperti e un grande vuoto. Non c’era sforzo umano alcuno, nessuna fecondità nella Natura: solamente il cielo sopra e la terra incorrotta sotto. In quel luogo, senza saperlo, si avvicinava a quel Dio che non era per lui antropomorfico, né tangibile, non era morale, né etico e nemmeno preoccupato per il mondo o per l’uomo, non era naturale: ma l’essere si qualifica in questo modo non per spoliazione ma per investitura, un Essere che tutto include, origine di tutta l’attività, con la natura e la materia a fare da solo da specchio per rifletterlo. Il beduino non poteva cercare Dio dentro di Sé: era troppo sicuro di essere già dentro Dio […]

[…] Questa fede nel deserto sembrava impronunciabile e, in effetti, anche impensabile. Era facile sentirne l’influenza, e chi restava nel deserto abbastanza a lungo da dimenticare i suoi spazi aperti e il suo vuoto, si ritrovava inevitabilmente attaccato a Dio come un rifugio e ritmo vitale […]

[…] Questa fede nel deserto era impossibile nelle città. Era al contempo troppo strana, troppo semplice, troppo impalpabile per essere esportata e comunemente utilizzata […] Il grido del pipistrello era troppo acuto per molte orecchie: lo spirito del deserto sfuggiva attraverso le maglie delle nostre tessiture più rozze. I profeti tornavano dal deserto con le loro visioni di Dio, e attraverso il loro filtro torbido, come attraverso un vetro oscurato, mostravano una parte della maestosità e del bagliore la cui completa visione ci avrebbe accecato, assordato, resi muti, ci avrebbe ridotto come aveva fatto col beduino, un selvaggio, un uomo isolato. I discepoli, nel tentativo di spogliare se stessi e i propri vicini di tutto, secondo la parola del Maestro, inciampavano sulle debolezze umane e fallirono. Per vivere, l’uomo del villaggio o della città deve occuparsi tutti i giorni del piacere dell’acquisto e dell’accumulo, e di conseguenza diventa il più volgare e materiale degli uomini. Quella splendida noncuranza di vita che conduceva gli altri al più spoglio ascetismo, portava lui alla disperazione. Sciupava se stesso in modo sbadato, come uno spendaccione: percorreva la sua eredità di carne nel frettoloso desiderio della fine […]”

Dal film “Lawrence D’Arabia”:

“Che cosa c’è che attrae Lei personalmente, maggiore Lawrence, nel deserto?” Chiede il giornalista.


“È pulito.”